Fram(me)ntazione

Mi delineo per come ora mi distinguo, a pezzi. 

Guardo con più attenzione al mio corpo in ogni sua parte. Ricerco tra le forme delle mie curve, le linee di forza che risiedono in me.

Mi percepisco a frammenti, forse non ancora pronta a vedermi nella mia interezza. Tutto sommato, intravedo costruirsi il mio essere. Sottopelle cerco il collante, il coraggio per accettarmi. Questa luce mi veste e mi mostra la bellezza. Mi sento avvolta da una delicata sfocatura sulla pelle. 

Intendo mappare la mia figura attraverso i particolari per indagare il mio paesaggio intimo, come una sorta di micro analisi… tattile.


Nulla è, tutto coesiste

La ricerca della luce é una costante nelle mie giornate. 

Così come l’illuminazione proveniente dall’esterno, acceca e diffonde, così il brillio che risiede all’interno dell’essere si manifesta con molteplici intensità e dialogando con l’oscurità, genera varietà di colori, permettendo di vedere la profondità della realtà. 

La luce che interagisce con la materia, ne definisce le forme, illumina un lato, cela l’altro. Dall’alternanza di essa, siamo un variare di effetti di bagliore. Siamo vita (luce) che assorbe, diffonde, riflette, che delinea emozioni e da origine alla fonte dell’energia stessa. Scintillio che fornisce moto al pensiero, incoraggia all’azione e tutto illumina ed oscura ciò che non ci è dato sapere. 

Nulla è, tutto coesiste. 

Mi guardo dentro per scovare un lampo di rivelazione o di scoperta di una verità nascosta nell’ombra: chi sono io…


Presenze Assenti

Mi hanno da sempre intrigato le case vuote.

Salgo le scale, apro la porta ed un corridoio intervallato da stanze mi si presenta agli occhi. 

Ogni minimo rumore mi mette in allerta. Cos’è stato? Da dove proviene?

Curioso in ogni dove, immagino la storia di chi, prima di me, ha calpestato quel tappeto, frugato 

in quel cassetto o dormito in quel letto. 

Tutto appare per quello che è. 

Scovo lenzuola, coperte e copriletti di diverso peso, dimensione e colore.

Sfumature di una passato alla fine del suo tempo.

Li vedo come intreccio di un racconto.

Sento l’odore di questa coperta rimasta piegata nel cassetto.

Rimanda alle storie che trattiene.

Pesa sul mio corpo, mi si strofina sul viso. 

Sulla guancia posso sentirne la trama. 

A lungo andare soffoca. 

Manca l’aria lì sotto. 

Ed ora, la luce?

Il tessuto è così spesso che non vedo in trasparenza.

In questa divisione, mi isolo. Creo spazio.

Privata della vista. Ascolto.

Immagino, gioco e mi dissocio.

Mi confronto con i pensieri. 

Esame di coscienza.

Cerco me stessa.

Ad ogni movenza la corrente si fa strada di traverso, ne respiro il fresco soffio. 

Ogni movimento porta un’aria nuova.

Un significato si nasconde in tutte le cose.

Guardo ma non vedo.

A tentoni mi muovo nello spazio, mi agito, provoco azione.

Restituisco aspetto e dono vigore a questo tessuto.


Vivo attraverso.

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